lunedì 14 settembre 2009

Mozione per la fase costituente di Sinistra e Libertà

I sottoscritti aderenti all’Associazione per la Sinistra della Provincia di Udine, riuniti in occasione dell’iniziativa di San Pietro al Natisone il 12/9/2009, in seguito alle convinzioni maturate sulla situazione politica nazionale e locale, rivolgono un appello ai soggetti promotori di “Sinistra e Libertà” in vista dell’assemblea nazionale del 19 settembre a Napoli.
In particolare ritengono essenziale sostenere con determinazione e urgenza a tutti i livelli le seguenti proposte:
• La nascita - da subito, attraverso la formula dei circoli e a tutti i livelli - del nuovo soggetto partitico della sinistra, di cui è opportuno conservare la denominazione “SINISTRA E LIBERTA’”, per dare continuità, anche nella visibilità esterna, alla positiva esperienza delle elezioni europee.
• Il nuovo soggetto dovrà, nella sua fase costituente e congressuale di fondazione, azzerare tutti gli organismi dirigenti ed eleggere nuovi organi di rappresentanza e direzione politica locali e nazionali; dovrà tenere in forte considerazione la necessità di un profondo e diffuso rinnovamento rispetto al passato, favorendo anche la partecipazione e l’inclusione di chi non ha militato negli ultimi anni nei luoghi ufficiali della politica istituzionale, prediligendo il lavoro nei movimenti, nei sindacati, nell’associazionismo, nei luoghi del conflitto sociale praticato.
• La costituzione del nuovo partito dovrà manifestare la propria differenza e novità nella pratica diffusa della democrazia sostanziale, della trasparenza e della partecipazione.
Ciò al fine di superare le palesi contraddizioni tra enunciazioni di principio condivisibili e pratiche quotidiane discutibili, connotate da fini particolari, ipocrisie ed abbandono degli obbiettivi ideali verso i quali tende la nostra ricerca. L’orizzonte ideale dovrà essere la costruzione di una nuova cultura nella teoria e nella prassi della sinistra in Italia, in Europa e nel Mondo; cultura volta a fornire risposte forti alla crisi generale della politica, restituendole nobiltà e credibilità nella possibilità di trasformazione dell’esistente; occorre partire dalla realtà e uscire dagli angusti confini identitari novecenteschi, tributari di riferimenti e di strumenti di analisi economica, sociale e culturale incomprensibili, non più rispondenti alla realtà effettiva ed a quella percepita dal potenziale “popolo della sinistra”.
Intendono comunque impegnarsi per avviare da subito in tutta la Provincia di Udine il percorso dei Circoli locali di Sinistra e Libertà e auspicano che il medesimo impegno si estenda a livello regionale. Avendo piena coscienza dei danni irreversibili che nascerebbero da un ulteriore e colpevole rinvio delle scelte oggi necessarie, raccomandano agli organi nazionali di rappresentanza di evitare ulteriori indugi nella costruzione della forza unitaria della sinistra in Italia.
San Pietro al Natisone, 12/09/2009
(seguono le firme)

Intervento al convegno del 12 settembre 2009

Il primo tema – Crisi della democrazia in Italia - meriterebbe da solo un seminario di molti giorni ma credo sia opportuno che se ne parli in tutte le sedi perché la difesa della democrazia inizia nel momento stesso in cui, parlandone appunto, si prende atto che con le motivazioni più varie si sta cercando di minarne i suoi fondamenti.
Le basi di ogni governo democratico sono l’equilibrio e il contrappeso dei vari poteri, una stampa e una magistratura libera, la laicità dello stato.
E’ sotto gli occhi di tutti come ogni giorno, in vario modo, con accelerazioni e frenate si cerchi costantemente di depotenziare, aggirare queste regole basilari e mettere in mora la nostra Costituzione.
Spesso gli strappi che questo governo pone in essere, sono molto piccoli in modo da passare inosservati ai più e tali da non provocare una reazione forte della società.
Quando poi la violazione della Costituzione desta un po’ più di clamore segue una retromarcia ed una smentita.
La retromarcia però non è mai completa e permette in ogni caso di guadagnare un po’ di posizioni e la smentita conta sulla scarsa propensione alla lettura dei nostri concittadini e soprattutto sul controllo sempre più ferreo dei media che mettono in risalto solo quello che fa comodo al potente di turno.
E' di questi giorni l’attacco alla stampa che si è macchiata dell'incredibile colpa di fare domande non concordate e soprattutto non gradite, che critica e non incensa.
E’ sotto gli occhi di tutti come in Rai ci sia un sempre maggiore controllo dell’informazione che avviene con direttori voluti dal premier e che rispondono al premier.
Programmi come quelli della Gabanelli, di Santoro, Dandini o di Fazio sono sempre più in forse.
Il dramma di tutto questo è che la capacità mediatica del premier rende possibile che molte gente sia disposta a credere alle sue grossolane panzane, che Lui sia la vittima, Lui il perseguitato.
Tutta la storia giudiziaria di B. può riassumersi nel Lodo Alfano che in estrema sintesi spiega come il premier si senta e voglia mettersi al di sopra della legge .
Altro fronte di attacco alla carta costituzionale è la sempre più probabile svendita della laicità dello Stato; questa operazione si è resa necessaria dopo i noti fatti di cronaca ed è funzionale al recupero della benevolenza Vaticana e del voto cattolico.
Questo e non altro è il motivo delle pesanti affermazioni del ministro della salute Sacconi sulla pillola abortiva RU486 (la cui introduzione in Italia viene ostacolata con pretesti e bugie) e sul disegno di legge sul fine vita in discussione alla camera, che, se approvato così com’è, priverà ciascuno di noi della facoltà di scelta delle terapia che si vogliono accettare o rifiutare.
Se però a rifiutare cibo ed acqua è un extracomunitario in carcere allora questo diritto di scelta gli viene riconosciuto e così il tunisino in attesa di giudizio nel carcere S. Matteo di Pavia qualche giorno fa è morto di fame e di sete nel silenzio assordante dei media e del Vaticano.
Anche l'attuale “riforma” della scuola è un attacco, se vogliamo più subdolo degli altri, alla democrazia: il benessere e la crescita di una società avviene in modo tanto più omogenea ed organica quanto più è elevata la scolarità ed il sapere dei propri cittadini.
Tra l’altro una nazione come la nostra, che è priva di risorse naturali, ha l’obbligo morale di puntare ed investire sulla scuola, sulla ricerca e sulla cultura in genere perché il sapere non solo arricchisce l’animo ma può anche creare ricchezza economica
Tutti sappiamo come la riforma della scuola consista sostanzialmente in “tagli di organico” in modo da prevedere un risparmio di circa 8 miliardi di euro.
In 3 anni verranno espulsi circa 40.000 insegnanti e 15.000 non docenti.
La scusa è che da noi c'è una pletora di docenti e che il rapporto insegnati/studenti è troppo alto se confrontato con quello degli altri paesi Europei (1/11 mentre la media europea è di 1/16).
Si tace che all’estero gli insegnati di sostegno sono a carico del Welfare e che gli insegnati di religione non sono a carico dello stato come invece avviene in Italia.
Siccome in Italia ci sono 80 mila insegnati di sostegno e 20 mila di religione, fanno 100 mila persone in più a carico del sistema scolastico, questo spiega del perché apparentemente il nostro paese ci sono troppi docenti rispetto agli studenti.
Altra cosa che non si dice è che da noi la scuola viene finanziata con il 6 % del PIL e nel resto d’Europa con il 7% , e che gli stipendi dei docenti italiani sono sensibilmente più bassi di quelli degli corrispettivi colleghi europei.


Ho voluto fare questa premessa perché quanto avviene nella nostra regione rispecchia fedelmente l'impostazione del governo nazionale così che anche qui ondeggiamo tra populismo e razzismo.
Tondo e la sua maggioranza fino ad ora non hanno fatto vedere nessun disegno politico, nessun progetto organico per la regione che con la vittoria di 1 anno e ½ fa sono chiamati a governare.
Fino ad ora abbiamo navigato a vista con improvvise accelerazioni e frenate a seconda delle esigenze della Lega.
L’indubbia vittoria elettorale del centrodestra ha abnormemente rafforzato una mai sopita voglia di “mani libere”; libere da vincoli, libere da controlli, libere da regolamenti o leggi sia italiane che comunitarie.
La cosa fondamentale per il PDL è “fare affari” a prescindere dall’ambiente, dalla sostenibilità, dalla vivibilità del territorio e dal fatto che quanto viene proposto sia utile ai concittadini.
Per la Lega invece è fondamentale è rimarcare una identità sempre più limitata e ristretta: adesso sono nel mirino gli immigrati, poi vengono i meridionali, i romani e via discorrendo.
Siamo stati i primi in Italia a varare un pacchetto sicurezza, con ronde annesse, finanziato con 6 milioni di euro mentre per gli ammortizzatori sociali ne sono stati previsti 4.
Tutti gli strumenti della protezione sociale (dalle case popolari, agli aiuti per gli affitti, alla sanità)vengono pensati in funzione della residenzialità e non della necessità. (10 anni in Italia di cui 5 in regione)
Ogni qual volta legiferiamo male l'Europa ci richiama al rispetto delle leggi e dei trattati che abbiamo sottoscritto, allora puntuale scatta la minaccia della Lega di uscire dalla comunità Europea invocando il diritto di essere “paroni a casa nostra”
Mi è oscuro il meccanismo per cui abbiamo rimosso le battaglie fatte da Bossi per
non entrare in Europa, non adottare l'Euro; la soluzione, diceva,era la Lira del Nord.
Qualcuno si chiede a quale paese del terzo mondo sarebbe assimilata la nostra economia se avessero vinto queste idee.?
Per quale motivo le loro proposte attuali dovrebbero essere più credibili delle precedenti?
Le stesse forze politiche che accusavano Berlusconi di aver preso i soldi dalla mafia (vari articoli sulla Padania) per costruire il suo impero economico adesso lo sostengono pur di portare a casa un disegno razzista/eversivo
Così, come in tutte le guerre è fondamentale avere un nemico che adesso viene individuato tra gli extra comunitari, ma poi sarà il diverso, il comunista, lo sloveno ecc.
A parole si parla di federalismo e nei fatti si centralizza.
Tondo, sulle Comunità montane, ha dato una dimostrazione pratica di questa arroganza, perché di fronte alla massima disponibilità di Sindaci, ANCI, UNCEM ecc. a trovare una soluzione condivisibile, ha risposto con una chiusura totale: commissariamento.
Nessuna proposta, nessuna spiegazione della visione che il presidente della regione e la sua maggioranza hanno sul futuro della montagna, sul modo di tutelare la sua specificità e di risolvere le difficoltà della gente che vi abita.
Nessuno nega i problemi in cui si dibattono le comunità montane, ma
non è certo mandando uno sconosciuto funzionario regionale, che nulla sa del territorio che dovrà gestire, che questi problemi verranno risolti.
E sempre a ribadire quanto poco conti il territorio per i nostri attuali amministratori, l'assessore Seganti ha affermato che i piccoli comuni si dovranno fondere.
Come per le Comunità montane non è stata fornita nessuna spiegazione sul come si pensi portare avanti questa operazione senza togliere, in modo antidemocratico, la rappresentatività di intere comunità.
Il problema dei Comuni, troppo piccoli per poter funzionare e quindi dare risposte credibili ai residenti, è un problema reale ma le possibili soluzioni vanno discusse con i cittadini e non possono essere certo calate dall'alto.
Credo si evidente a tutti che si debba mettere mano in modo organico alla revisione delle autonomie locali perché le competenze dei Comuni, delle Comunità Montane e delle Province si intersecano e si embricano.
Ma qualsiasi tipo di riforma deve essere discussa ed approfondita con tutti gli attori interessati, in modo da conservare delle forme di partecipazione alla vita democratica dei cittadini.


Già in questo brevissimo ed incompleto escursus di politica nazionale e regionale si possono trovare tutte le motivazioni per continuare nel progetto di un partito di sinistra la cui nascita spero non venga più rinviata pena la ulteriore demotivazione dei molti simpatizzanti.
E’ evidente che se siamo in questa situazione sono stati commessi molti errori da chi ci doveva rappresentare ma sono convinto che sia giunto il momento di smettere con l’auto flagellazione e dare il via ad un nuovo percorso in cui tutti sono chiamati a dare il loro contributo.
La fragilità dei partiti e dei movimenti di opposizione non permette a nessuno di aspettare che arrivino delle direttive, degli ordini salvifici dall’alto, ciascuno di noi deve farsi carico di portare idee, entusiasmo e quant'altro per modificare il declino del nostro paese e questo prima che l’attuale classe politica faccia scelte irreversibili e di cui pagheremo il conto per molti anni.

mercoledì 24 giugno 2009

Sedute III commissione

Num.ro della seduta Ora di convocazione Ora di inizio seduta
1 10.30 10.40
4 12.00 12.30
5 10.00 10.25
7 10.00 11.00
11 11.00 11.15
12 10.00 10.30
14 10.00 10.40
15 10.00 10.30
17 10.00 10.30
19 10.00 10.30
20 10.00 10.30
23 10.00 10.25
26 10.00 10.25
28 10.00 10.24
29 10.00 10.30
31 15.00 15.15

Sedute IV commissione

Num.ro della seduta Data seduta Ora di convocazione Ora di inizio seduta
1 04/06/2008 11.00 11.10
3 24/06/2008 15.00 15.15
4 15/07/2008 14.00 14.20
6 22/07/2008 9.30 9.45
8 17/09/2008 10.00 10.15
9 23/09/2008 10.00 10.30
10 24/09/2008 10.00 10.35
12 13/10/2008 15.00 15.20
16 12/11/2008 14.00 14.20
18 17/11/2008 14.00 14.10
19 27/11/2008 15.00 15.15
24 27/01/2009 14.30 14.52
25 29/01/2009 14.30 14.45
27 04/02/2009 14.30 14.50
28 26/02/2009 10.00 10.30
30 05/03/2009 9.00 9.20
32 17/03/2009 10.00 10.25
35 20/04/2009 15.30 15.50
37 06/05/2009 15.30 16.05
38 07/05/2009 10.00 10.25

mercoledì 17 giugno 2009

Discorso sulla mozione "diritto del minore ad essere registrto alla nascita"

Signor Presidente, signori Consiglieri

Innanzitutto mi scuso per qualche piccola imprecisione che la mozione contiene, e mi riferisco all’affermazione che il DDL Sicurezza è in corso di approvazione alla camera dei deputati mentre in realtà è già stato approvato e deve tornare al senato, ma ciò è esclusivamente dovuto al fatto che è passato molto, troppo tempo tra il deposito della mozione e la sua discussione.

Nonostante quanto in premessa, la mozione conserva tutta la sua validità e il suo significato.

Il decreto legislativo 286/1998 all’art 6, comma 2 prevedeva che il cittadino straniero non fosse obbligato a presentare un documento di soggiorno per i provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile.
Il decreto sicurezza invece modifica questo articolo rendendo obbligatoria l’esibizione di un permesso di soggiorno valido.

L’ufficiale di stato civile con questa legge non potrà quindi ricevere la dichiarazione di nascita e nemmeno il riconoscimento del figlio naturale da parte dei genitori privi del permesso di soggiorno.

Negare la registrazione della nascita appare, in modo evidente, incostituzionale stante che viola, alla radice, uno dei principali diritti della persona.

L’art. 31, comma 2 della costituzione afferma infatti che è un dovere della Repubblica proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.

E’ anche chiaro che una simile norma di legge contrasta con altri due articoli della nostra Costituzione:
L’art. 30 ove si ribadisce il diritto – dovere dei genitori ad istruire ed educare i figli anche se nati fuori dal matrimonio
ed il 22 in cui si afferma il divieto di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici, qualsiasi sia l’interesse politico dello Stato.

Con questa legge anche gli obblighi internazionali che l’Italia ha assunto diventano pura carta straccia.

Ricordo che il nostro Paese nel maggio 1991 ha firmato la Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e che l’art. 7 e 8 riconosce ad ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità, e regolarità del soggiorno del genitore) il diritto ad essere registrato all’atto della sua nascita, il diritto ad avere un nome, il diritto di essere riconosciuto e quindi allevato dai suoi legittimi genitori, il diritto ad acquisire una cittadinanza.

Con questa legge al neonato viene negato il diritto a preservare la propria identità, nazionalità, nome, relazioni familiari solo ed esclusivamente per una “colpa “ di propri genitori che sono “clandestini”.

Con questo dispositivo l’Italia viola anche il Patto Internazionale sui diritti civili e politici che ha sottoscritto a New York nel dicembre 1966 ove si prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita e deve avere un nome.

Tutto questo viene fatto in nome della lotta alla clandestinità e per la “sicurezza”

Ora, tutti noi sappiamo che la “sicurezza” variamente declinata e fomentata è stata il cavallo di battaglia di questa maggioranza, “sicurezza” a prescindere, sposando in pieno il detto machiavellico che il fine giustifica i mezzi (respingimenti).
Cioè se per caso, malauguratamente, dei neonati, dei bambini vengono penalizzati, sacrificati in questa lotta asimmetrica, pazienza, questo è il prezzo della vittoria.

Anche Bush, con le stesse motivazioni ha autorizzato la tortura la violazione delle regole fondanti la democrazia americana e lì, le minacce alla sicurezza, erano senza dubbio più reali e corpose. Ciò nonostante Obama nel discorso di insediamento alla casa bianca ha detto: “…respingiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali . I Padri Fondatori, di fronte a pericoli che facciamo fatica ad immaginare, prepararono una carta che garantisse il rispetto della legge e i diritti dell’uomo …”

Riconosco in queste parole il significato più profondo della nostra Carta Costituzionale

Le ultime elezioni hanno visto un buon successo della Lega e quindi è facile prevedere un’accentuazione di questa deriva sicuritaria ma vorrei ricordare a tutti che l’avere un consenso non sempre vuol dire avere ragione.

Quando nel 39 da Piazza Venezia, a Roma, e poi a Belluno il Duce chiedeva agli Italiani “ volete burro o cannoni” e la piazza osannante urlava cannoni, beh, sono convinto che nonostante tutto quel consenso Mussolini avesse torto e non facesse il bene degli Italiani.
Chissà quanti, marciando nella steppa russa, si sono maledetti per aver urlato “cannoni”.

Molto spesso la Lega afferma di essere vicino al popolo e di interpretarne le aspettative allora mi viene spontaneo domandarmi se il bravo politico è quello che asseconda, stimola, sfrutta, gli istinti meno nobili della nostra gente o si pone come obbiettivo quello di trascinare queste stesse persone verso approdi magari più lontani e difficili ma sicuramente migliori.

Per l’insieme di queste considerazioni che chiedo a questa maggioranza un voto convinto alla mozione che impegni la giunta affinché tale disposizione di legge venga modificata in modo tale che i più deboli, i bambini, le madri non vengano penalizzate e discriminate in base ad un permesso di soggiorno valido o scaduto.

Un’ultima domanda a tutti quei consiglieri che considerano l’immigrazione clandestina un reato da punire anche con la carcerazione, quale reato si configura nel non aver evitato morti e sofferenze e quale la giusta sanzione?

Mozione: diritto del minore a essere registrato alla nascita

Il sottoscritto consigliere regionale dott. Stefano Pustetto

premesso che l’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180), introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita, a modifica dell’art. 6 comma 2 del D. Lgs. 286/1998, eliminando l’eccezione attualmente prevista in base alla quale il cittadino straniero è esonerato dall’obbligo di presentare il documento di soggiorno per i provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile;
l’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno;

considerato che la disposizione normativa che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che nega alla radice uno dei diritti principali della persona, oltre a scoraggiare una protezione del minore e della maternità, apparendo dunque incostituzionale sotto diversi profili:
in primo luogo comporta una palese violazione del dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31, comma 2 Cost.) e sfavorisce il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere i figli (art. 30, comma 1 Cost.);
in secondo luogo viola il divieto costituzionale di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina costituzionale si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato;

considerato inoltre che la norma è altresì incostituzionale per violazione del limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali, ponendosi infatti in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176 che agli articoli 7 e 8 riconosce a ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, il diritto “ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni famigliari”;
la disposizione in oggetto violerebbe inoltre l'art. 24, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed avere un nome;

valutato che tale modifica normativa comporterebbe gravissime conseguenze sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari:
i minori che non saranno registrati alla nascita resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani;
in secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana;

valutato inoltre che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, potrebbero decidere di non partorire in ospedale, e, anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita;

preso atto che 150 parlamentati della stessa maggioranza hanno firmato una lettera in cui si chiede al Presidente del Consiglio di non porre la fiducia sul provvedimento in questione perché sono norme “inaccettabili e necessitano di indispensabili correzioni”;

impegna la Giunta Regionale

a farsi promotore verso tutti i parlamentari, in particolare i membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, i membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, i membri della Commissione parlamentare per l’Infanzia e i Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, come del resto chiesto dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), a respingere la disposizione di cui all’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza” (C. 2180), per evitare queste gravissime violazioni dei diritti dei minori, oltre che dei loro genitori.

mercoledì 25 marzo 2009

Mozione - Diritto del minore ad essere registrato alla nascita

MOZIONE

Oggetto: “Diritto del minore a essere registrato alla nascita.”

Il consiglio regionale del FVG

Premesso che:
• l’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180), introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita, a modifica dell’art. 6 comma 2 del D. Lgs. 286/1998, eliminando l’eccezione attualmente prevista in base alla quale il cittadino straniero è esonerato dall’obbligo di presentare il documento di soggiorno per i provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile;
• l’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno;

Considerato che: la disposizione normativa che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che nega alla radice uno dei diritti principali della persona, oltre a scoraggiare una protezione del minore e della maternità, apparendo dunque incostituzionale sotto diversi profili:
• in primo luogo comporta una palese violazione del dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31, comma 2 Cost.) e sfavorisce il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere i figli (art. 30, comma 1 Cost.);
• in secondo luogo viola il divieto costituzionale di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina costituzionale si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato;

Considerato inoltre che:
• la norma è altresì incostituzionale per violazione del limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali, ponendosi infatti in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176 che agli articoli 7 e 8 riconosce a ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, il diritto “ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni famigliari”;
• la disposizione in oggetto violerebbe inoltre l'art. 24, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed avere un nome;

Valutato che tale modifica normativa comporterebbe gravissime conseguenze sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari:
• i minori che non saranno registrati alla nascita resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.
• in secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legislazione italiana.

Valutato inoltre che: molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, potrebbero decidere di non partorire in ospedale, e, anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti immigrati irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita.

Preso atto che 150 parlamentati della stessa maggioranza hanno firmato una lettera in cui si chiede al Presidente del Consiglio di non porre la fiducia sul provvedimento in questione perché sono norme “inaccettabili e necessitano di indispensabili correzioni”

Impegna la Giunta Regionale
a farsi promotore verso tutti i parlamentari, in particolare i membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, i membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, i membri della Commissione parlamentare per l’Infanzia e i Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, come del resto chiesto dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI ), a respingere la disposizione di cui all’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza” (C. 2180), per evitare queste gravissime violazioni dei diritti dei minori, oltre che dei loro genitori.

Stefano Pustetto

Igor Kocijančič